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In questa pagina affrontiamo periodicamente degli argomenti di interesse comune per i diportisti. Gli argomenti si basano sulle mie esperienze personali e sui continui aggiornamenti tecnici provenienti dall'Italia e dall'estero.

Osmosi – Cancro della vetroresina o normale evoluzione del laminato?

Non potevamo che iniziare parlando di osmosi. Questa parola individua un aspetto negativo ricorrente ragionando di imbarcazioni in vetroresina. Ma definiamo il problema osmosi: è la tendenza di sostanze fluide, se separati da una membrana porosa, di filtrare attraverso di essa e diventare altrettanto diffusa. Più precisamente si tratta di un processo degenerativo che permette al laminato di assorbire acqua agglomerandola in bolle (blisters) che tendono a migrare verso la superficie e a crescere di dimensione.
Le cause all'origine del fenomeno sono molteplici ma possiamo riunirle in cinque grandi gruppi:
a) Infiltrazione di acqua di mare nel laminato.
b) Infiltrazione di acqua di sentina nel laminato.
c) Azione igroscopica delle impurità del laminato.
d) Azione igroscopica di sostanze disciolte nelle resine.
e) Cattiva lavorazione.

In molti casi le prime due sono conseguenza della terza o quarta causa. In altri casi le cause si sommano velocizzando il processo. In altri casi ancora sussistono ulteriori cause scatenanti, spesso sottovalutate, ma altrettanto pericolose.
Come appare evidente il problema non è affatto semplice. In Italia si conosce il problema da decenni anche se i nostri cantieri, per lo più con impostazione ancora artigianale, fanno mediamente piuttosto poco e spendono ancora meno per fare ricerca verso metodologie e prodotti idonei ad evitare questo problema. Negli Stati Uniti invece i cantieri hanno cercato risposte e il poco materiale disponibile sull'argomento viene proprio da là.
Tornando alle cause e analizzando le quattro voci indicate troviamo:
a) L'infiltrazione di acqua di mare nel laminato: è la condizione più frequente. L'infiltrazione si attiva a causa di piccoli danneggiamenti del gelcoat superficiale che lascia il laminato a diretto contatto con l'acqua di mare. Ultimamente sempre più spesso mi capita di trovare delle bollicine molto piccole nel gelcoat causate dall'inglobamento dell'aria durante la spruzzatura. La successiva azione del mare farà saltare via la bollicina scoprendo il laminato. Da quanto vedo pare che i gelcoat contenenti pigmentazioni coloranti siano più esposti al problema. Inoltre l'acqua di mare può filtrare nel laminato nei punti dove non c'è gelcoat: spesso e volentieri alcune parti dello scafo realizzate separatamente dalla carena non sono gelcottate, come gli scarichi sommersi, pattini di sostentamento o altre appendici. Si può infiltrare attraverso le prese a mare (più frequente su barche datate), tramite lavorazioni successive alla costruzione come il montaggio dell'elica di prora o riparazioni.
b) Non frequente ma certamente l'assorbimento di acqua dalla sentina è un fatto. Spesso vedo armatori intenti a curare aspetti prettamente estetici che mantengono le sentine sistematicamente bagnate. In questi ultimi anni alcuni cantieri hanno cominciato a gelcottare gli scafi anche all'interno e questo certamente aiuta anche se il gelcoat, come tutti sanno NON è impermeabile. Specialmente sulle barche datate con sentine non gelcottate bisognerebbe mantenere il massimo dell'asciutto possibile: l'acqua corre infatti lungo le fibre di vetro insinuandosi nelle cavità del laminato avviando l'idrolisi che scioglierà la resina nei suoi componenti costitutivi e creando bolle di osmosi.

c) Le impurità del laminato riguardano il costruttore e il suo grado di conoscenza del problema. Non basta un ambiente a umidità e temperatura controllata ma serve anche un ambiente pulito e senza polvere. Personalmente non ho mai visto un cantiere nel quale la polvere in sospensione non ci fosse. Proprio quelle particelle, assai igroscopiche, che si depositano sul laminato fresco lo rendono vulnerabile e mettono le premesse per il manifestarsi dell'osmosi da li a qualche anno. I cantieri più industrializzati cercano di controllare umidità e temperatura degli ambienti ove operano anche se non so con che risultati durante le stratificazioni nei mesi invernali e in quelli estivi.

d) L'azione igroscopiche delle sostanze disciolte nelle resine non è un problema da poco. Le resine sono a loro volta ottenute mediante miscelazioni di vari prodotti. Alcuni di questi prodotti sembrano rendere le resine igroscopiche, addirittura le resine epossidiche non sono del tutto incapaci di assorbire acqua. Da studi recenti pare che durante la catalizzazione non tutte le sostanze vengono impiegate dalla reazione rimanendo nel laminato allo stato puro come alcool, acidi e catalizzatori. Di tali sostanze delle percentuali minime rimarrebbero integre andando a creare dei composti che col tempo creeranno delle bolle instaurando così il fenomeno osmotico.

e) La cattiva lavorazione riguarda molti più cantieri di quello che si possa immaginare. Gli operatori più artigianali si affidano alle indicazioni del produttore della resina e alla propria esperienza magari di decenni ma non basta. Le indicazioni del produttore della resina sono spesso generiche e il produttore non sa se costruiremo una bellissima (e costosa) barca o se ci realizzeremo dei serbatoi o magari dei cassonetti per l'immondizia. L'esperienza è importante ma porta l'operatore ad un "conservatorismo" che spesso non lascia spazio ad innovazioni e miglioramenti. La tipica "cattiva lavorazione" sta nel realizzare un laminato contenenti spazi vuoti. Sembra banale ma non lo è. Gli spazi vuoti sono l'ambiente ideale dove "coltivare" le bolle di osmosi. Ma anche lasciare le "pezze" con le fibre sollevate nelle sentine è altrettanto propedeutico all'osmosi. Allo stesso modo è importante la tempistica delle fasi di lavorazione, la corretta catalizzazione, la corretta miscelazione, il controllo continuo di temperatura e umidità, etc. I cantieri più blasonati hanno le loro procedure nel bene e nel male. Una volta stabilite potranno essere riviste solo dopo qualche "eco" di ritorno dall'assistenza ma certamente dopo qualche decina di barche finite e…vendute. Nella mia attività peritale ho visto e toccato problematiche che potevano facilmente essere risolte in fase di realizzazione ma che per scarso controllo o per convinzioni discutibili hanno creato grossi problemi agli armatori delle imbarcazioni. La stratificazione dello scafo e della coperta è l'unica fase in cui il cantiere costruttore deve realizzare un manufatto, per il resto l'attività e quasi completamente dedicata al montaggio di impianti, accessori e arredi. Insieme alla fase progettuale dovrebbe costituire la caratterizzazione di una barca proprio perché è su questi due aspetti che le barche dovrebbero differenziarsi. Sarebbe quindi auspicabile una maggiore ricerca sulle problematiche della vetroresina per garantire all'armatore una maggiore durata del suo investimento e una maggiore spensieratezza nell'utilizzo. Così assistiamo a paradossi come le durate nelle garanzie che per i motori si allungano ormai tranquillamente a 24 mesi e oltre e per i problemi strutturali delle imbarcazioni i cantieri non "osano" oltre i 5 anni. Rapportato al fatto che un motore è ben più sollecitato della struttura della barca mi pare un indice inquietante di come i cantieri classificano i loro manufatti.

Pare evidente quanto sia importante una corretta diagnosi. Capita di trovare delle carene che mostrano blisters diffusi che però ad un'indagine più approfondita risultano interessare solo il gelcoat e sono dovuti ad una cattiva lavorazione del gelcoat. Tale fenomeno non è osmosi. Può, come gia detto, facilitarne l'evoluzione ma non è osmosi. E' un difetto che si può risolvere ma che ha un costo decisamente inferiore dell'intero trattamento antiosmosi. In altri casi capita di individuare delle carene che mostrano un gelcoat completamente sparso di piccole crepe che col tempo faranno cadere piccole porzioni di gelcoat fino a scoprire il laminato sottostante. Anche in questo caso non è osmosi ma solo un difetto del gelcoat.

 

Bolle diffuse emergenti
da un trattamento epossidico
Bolle di grandi dimensioni ormai scoperte Bolle del gelcoat

 

Spero di aver chiarito qualche aspetto del fenomeno "osmosi" che tanto inchiostro a fatto consumare e tanti sonni ha fatto perdere. In ogni caso la miglior cura è la prevenzione. Se si acquista un'imbarcazione nuova è buona norma far dare qualche mano di protezione epossidica all'opera viva prima che la barca vada in mare. Se si acquista un'imbarcazione usata sarà utile mantenerla a secco nei mesi di non utilizzo in modo da permettere allo scafo di asciugarsi parzialmente rimandando cosi eventuali manifestazioni di blisters. D'altronde la vetroresina non è un materiale adatto a stare in acqua ma se ci pensiamo non lo è neanche il legno ne l'acciaio. Tutti devono avere adeguate protezioni per evitare gli effetti degenerativi dell'umidità. Un'ultima considerazione riguarda i fantomatici trattamenti preventivi fatti su imbarcazioni datate. Incamiciare la carena di una barca in un guscio di epossidica significa inglobare l'umidità certamente presente in maniera definitiva e rappresenta la peggior cosa che possiate fare. Ho visto imbarcazioni anche importanti di 10-15 ani di età ai cui armatori veniva consigliato un bel trattamento preventivo (senza sabbiatura ma direttamente su gelcoat) "visto che lo scafo sta bene". Sono operazioni che non hanno nessuna valenza tecnica e sono altresì dannose per il laminato. Hanno solo, ahimè, una valenza economica per chi le propone…

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